LA RICERCA

"L'incontro tra scienza e architettura"

LA RICERCA

In merito all’imponente impatto del settore edile sulla salute del nostro ecosistema tanto si è discusso e tanto si è fatto. Ne sono un’importante dimostrazione l’affermazione dei rigidi protocolli di Casa Clima e LEED, così come la nascita e l’adozione sempre più sistematica di materiali dal minimo impatto ambientale. Troppo poco invece ancora si parla di come soluzioni architettoniche, costruttive e di design possano realmente influenzare non solo il nostro stato di salute, ma anche la nostra reale percezione di benessere. Parliamo di comfort abitativo, e ne parliamo entrando nel vivo del suo significato.

Quali sono i parametri da monitorare per sviluppare le condizioni che ci fanno veramente stare bene all’interno di un edificio?  Per rispondere a queste domande e arrivare a definire una procedura ripetibile che permetta di progettare e costruire edifici non solo sostenibili ma che siano anche veri e propri trasmettitori di benessere nasce PROGETTO DHOMO, una sfida tutta “made in Trentino.”

A capo dell’autorevole progetto di ricerca il Dottor Rossano Albatici, Laureato in Ingegneria Civile a indirizzo Edile presso l’Università degli Studi di Trento, che del comfort abitativo ha fatto il suo tema di ricerca prioritario a partire già dalla tesi di laurea in cui ha trattato questa tematica legata al complesso delle Albere, e poi  nel  dottorato di ricerca per il quale ha monitorato due edifici uguali per forma e posizione con l’obiettivo di dimostrare l’influenza dei serramenti sul comfort abitativo.  

“ll comfort abitativo – spiega Albatici – è una condizione psicofisica in cui un individuo esprime soddisfazione nei confronti del microclima

Quando parliamo di comfort abitativo, perciò, è importante prendere coscienza della diversa natura dei parametri da monitorare: da una parte ci sono infatti parametri fisiologici, riconducibili a quattro aree principali che sono l’aspetto igrometrico, visivo, acustico e della qualità dell’aria, dall’altra ci sono parametri legati ad un aspetto qualitativo, come ad esempio la vista verso l’esterno. Mentre i primi possono essere misurati grazie all’utilizzo di sonde che ci permettono di monitorare i livelli d’umidità, la temperatura, i decibel, la presenza o meno di V.O.C, gli altri possono essere valutati e interpretati attraverso l’utilizzo di sondaggi rivolti a chi abita l’edificio con lo scopo di comprendere l’influenza che ad esempio la vista, il panorama o la luce naturale stessa hanno sul benessere psicofisico della persona. 

Una tematica che Albatici conosce molte bene: già nel ’94, in uno sei suoi primi articoli per Nature, Albatici riporta infatti i risultati di una ricerca condotta all’interno di una struttura ospedaliera che dimostrava come i pazienti che dalla camera godevano di una piacevole vista sul verde guarivano meglio, più velocemente e con minor esigenza di farmaci rispetto a chi, a parità di patologie, dalla camera aveva accesso a una vista limitata e angusta su altri caseggiati. Parliamo quindi di aspetto percettivo e aspetto psicologico.

Per definire la totalità dei parametri che stanno alla base del nostro comfort abitativo, progetto Dhomo prende in considerazione entrambi gli aspetti. I quattro edifici protagonisti del progetto di ricerca sono stati perciò realizzati con la stessa pianta e la stessa superficie garantendo lo stesso rapporto con il suolo in modo da essere confrontabili tra loro. Sarà, quindi, possibile comparare tra di loro i due edifici in legno poiché saranno caratterizzati da sistemi impiantistici e meccanici diversi così come i due in laterizio. Allo stesso modo sarà possibile comparare la struttura in legno con impianto domotico con la struttura in laterizio con lo stesso impianto.  Tali comparazioni permetteranno di capire come cambia il comfort per chi abita l’edificio in legno dove è la domotica a gestire temperatura, ricambio d’aria e umidità rispetto a quando chi abita l’edificio in legno, gestisce in prima persona le stesse funzioni. 

Più nel dettaglio sarà possibile, quindi, prendere in esame aspetti importanti del comfort adattivo osservando come cambiano le sensazioni del singolo individuo a seconda che sia lui a gestire l’abitazione in base alle proprie esigenze o che sia invece un massiccio utilizzo dei sistemi meccanici e di controllo delle vaie funzioni dell’abitazione.

Tra le teorie più estreme, dalla quale progetto Dhomo prende netta distanza, la cosidetta  “human in the loop”– ovvero l’uomo all’interno del cerchio – prende in esame un sistema per il comfort personalizzato dove l’idea è quella di mettere un braccialetto, o un chip sottopelle, che andrà a registrare una serie di dati come la  sudorazione, il battito cardiaco o il respiro per poi inserirli in un algoritmo che andrà a gestire di conseguenza il sistema impiantistico affinché esso ricrei autonomamente le migliori condizioni che possano garantire comfort abitativo. L’uomo diventa la sonda stessa all’interno del “loop” inteso come la parte più interna dell’edificio. Un estremismo, secondo Albatici, che ritiene che “ogni facoltà ceduta è una facoltà persa”, un po’ come l’utilizzo dei cellulari hanno portato l’uomo lentamente a non essere più in grado di memorizzare i numeri telefonici più utilizzati.  

L’indoor sound scape – lo studio dell’aspetto acustico, esaminerà invece l’importanza e gli effetti di far entrare all’interno i suoni piacevoli del mondo esterno come il canto degli uccellini o il fruscio del vento tra le piante. L’obiettivo è quello di capire se in termini di comfort sia più performante un edificio “asettico”, dove manca totalmente la comunicazione tra mondo esterno e interno o se, con le dovute accortezze, l’influenza di fattori piacevoli provenienti dall’esterno, come profumi, suoni e vista, possano invece rivelarsi fondamentali. 

Attraverso questo complesso incrocio di dati si arriverà a stabilire un vero e proprio indice olistico integrato, ovvero una sorta di unità di misura con la quale misurare il comfort abitativo.

Le rilevazioni dei vari dati verranno raccolte durante il primo anno in cui gli edifici resteranno disabitati, simulando carichi termici diversi, temperature diverse, ecc. .. e l’anno successivo con l’entrata dei residenti dove il fattore umano sarà la variabile più importante data la capacità di modificare le condizioni dell’abitacolo in base alle singole esigenze.

Per le misure verranno utilizzate due tipi di sonde appositamente sviluppate da Albatici e dal suo team di ricerca: una per la misura di temperatura e umidità interstiziale, piticento al platino che verrà posta tra i materiali che compongono le pareti; l’altra sarà una sonda inserita all’interno di una capsula, parzialmente permeabile all’aria che verrà posizionata laddove ci sono cambi di materiali, come tra isolante e laterizio, e andrà a rilevare i valori di umidità. In un quinto edificio, che non sarà comparato agli altri perché con forma e posizione diversa, e totalmente realizzato in calce, le sonde verranno inserite direttamente all’interno del basamento in calce.

Una terza sonda, infine, verrà utilizzata per rilevare la trasmittanza termica degli elementi dell’involucro anche in estate, andandone a misurare l’impedenza elettrica. Un sistema di rilevazioni a distanza per niente invasivo che permetterà una raccolta dati unica al mondo e che andrà a porre le basi per una nuova edilizia che metta al centro il benessere psicofisico dell’uomo.

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