IL CANTIERE

"Un laboratorio a cielo aperto"

IL CANTIERE

Un borgo alpino, un’area completamente pedonabile e immersa nel verde, dove le macchine non trovano posto in superficie ma rimangono nel sottosuolo liberando spazi comuni di incontro e comunicazione tra edifici e residenti. Un progetto di edilizia sostenibile che comunica benessere ancor prima di varcare la soglia di casa. 

In una valle tutta da scoprire a piedi o in mountain bike, che spinge alla scoperta di antichi santuari, e affascinanti castelli, qui nel cuore della Valle di Non, sorge il grande laboratorio a cielo aperto dove l’architettura incontra la scienza, qui nasce Dhomo.

Dhomo è una sfida, Dhomo è la voce di una nuova edilizia che desidera andare oltre i rigidi protocolli per l’efficienza energetica degli edifici mettendo al centro l’uomo e il suo desiderio di stare bene, di abitare bene. Dhomo punta l’attenzione sul comfort abitativo, sviscerando nei dettagli ogni sua sfumatura per arrivare ad identificare i parametri indispensabili alla progettazione e alla costruzione di abitazioni “creatrici” di comfort e benessere.

Quattro edifici realizzati con materiali e tecniche costruttive diverse, due in mattone, due in legno, con identica esposizione solare, identica superficie e identici muri portanti e non, realizzati in modo tale da essere confrontabili tra loro, verranno monitorati, attraverso un complesso sistema domotico, che, grazie all’inserimento di alcune sonde appositamente realizzate, rileverà i valori inizialmente di quattro parametri principali come l’umidità, la luminosità, la qualità dell’aria e la temperatura.

Autore del progetto è l’architetto Mauro Marinelli, originario della Val di Non e laureato al Politecnico di Milano dove ha svolto un dottorato di ricerca incentrato proprio sul paesaggio alpino e sulle modalità di costruzione nel suo territorio d’origine.

A lui la famiglia Covi ha commissionato il progetto per la realizzazione di quattro edifici di forma compatibile e posizionati con lo stesso orientamento rispetto alla vallata, in modo tale da essere confrontabili tra loro: un borgo autonomo con un’identità forte e ben riconoscibile. Una richiesta caratterizzata da importanti vincoli che hanno reso il progetto una sfida continua.

Partendo da un’importante riflessione legata al territorio dove una piacevole area verde posizionata nei pressi del centro urbano è caratterizzata dalla vicinanza delle Dolomiti del Brenta e di una infinita distesa di meleti, si è cercato di capire come il principio di disposizione degli edifici avrebbe potuto gestire questa scala di volumi molto diversa: tra l’immensità della montagna e i piccoli dettagli della campagna circostante. Per far fronte a questa prima sfida il progetto parte da una sorta di terrazzamento dal quale emergono i volumi delle case. Viene ricreata l’immagine di comunità, di un nucleo denso dove permane però l’autonomia delle singole abitazioni con ingressi autonomi, pur condividendo spazi collettivi.

Gli edifici sono stati posizionati vicini per liberare lo spazio tutt’attorno. Fondamentale lo studio minuzioso degli spazi aperti: all’interno del borgo non mancano aree dove poter sostare ammirando la piacevolezza del territorio circostante ma anche giardini e orti riservati ai residenti. 

Strategica la scelta di posizionare i posti auto nei garage sottostanti raggiungibili da ogni abitazione attraverso una scala centrale interna. Qui il concetto di comfort abitativo parte da aspetti qualitativi e sensoriali come il rapporto tra gli spazi e la piacevolezza di un panorama unico. 

Gli edifici sono caratterizzati da una pianta pulita e ampia con una scala centrale attorno alla quale ruotano tutti gli spazi. I due fronti principali si aprono al paesaggio attraverso ampie vetrate che permettono di mantenere un costante rapporto con l’esterno. Dalla scala centrale si accede al piano superiore che porta alle camere. 

La scelta dei materiali vede una predominanza di quelli naturali e legati al territorio, dal legno utilizzato per la struttura portante di due dei quattro edifici, alla particolare calce idraulica naturale, un legante esclusivo che rispetta le caratteristiche dell’edilizia antica e naturale realizzata con la materia prima estratta dalle vicine miniere di San Romedio.

Accanto ai quattro edifici ne sorge poi un quinto, orientato diversamente e perciò non confrontabile con gli altri, dove verranno osservati comportamenti e fenomeni differenti, che andranno a verificare parametri aggiuntivi ma sempre con l’obiettivo di identificare condizioni replicabili nel raggiungimento del comfort abitativo di chi l’abiterà. Lo stesso accadrà per il sesto edificio, anch’esso non confrontabile poiché realizzato con l’utilizzo esclusivo di calce idraulica naturale, evitando il più possibile l’impiego del cemento Portland.

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