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Architettura Sostenibile

Il termine “architettura sostenibile” è entrato ormai a far parte del nostro vocabolario quotidiano. Ciò nonostante, non è altrettanto diffusa la conoscenza di ciò che esso racchiude.
L’architettura sostenibile progetta e costruisce edifici al fine di limitarne l’impatto ambientale, con l’obiettivo di raggiungere l’efficienza energetica, un impatto positivo sulla salute, il comfort e una migliore qualità di vita per chi li abita. Architettura sostenibile significa essere in grado di soddisfare le richieste dei consumatori, tenendo conto del tempo e delle risorse naturali necessarie fin dalle primissime fasi del progetto al fine di rendere lo spazio e i materiali impiegati il più possibile riutilizzabili.
Perché è importante che l’architettura diventi sostenibile?
Progettare un’architettura sostenibile significa prendere in considerazione alcuni elementi fondamentali: l’orientamento, l’ombreggiamento e la luce naturale racchiusi da elementi preesistenti, la ventilazione naturale, l’uso della biomassa, la domotica e i sistemi di energia rinnovabile, tutti creati e incorporati con materiali studiati appositamente per interagire con l’ambiente e le sue caratteristiche.
Sostenibilità in architettura non significa solo ridurre l’uso di energia e gli sprechi: essa infatti rappresenta una condizione necessaria alla nostra esistenza su questo pianeta. Le scelte che rendono un progetto architettonico o urbano rispettoso dell’ambiente non riguardano solo la sua individualità: un edificio sostenibile deve definire anche il modo in cui le persone che lo abitano vivono, deve sì ridurre gli sprechi e l’uso di energia ma non in un singolo perimetro, bensì in tutta la città.
Fortunatamente, i progetti architettonici che tengono conto delle risorse ambientali e del benessere delle persone stanno diventando sempre più numerosi, anche se rappresentano ancora una percentuale piuttosto bassa di ciò che viene effettivamente costruito. Nell’immaginario comune l’edificio sostenibile corre il rischio di essere banalmente associato alla tipica casa in legno dalla forma confortevole e rassicurante, a una cartolina da dépiant di qualche convegno di nicchia sulla eco-compatibilità. Un edificio non è sostenibile solo perché utilizza, ad esempio, pannelli solari, anche se questo lo rende in effetti meno impattante a livello energetico, ma la sua sostenibilità è data dalla somma di più fattori, che devono soddisfare parametri sociali oltre che economici.
Definire “verde” un edificio, anche quando in realtà non lo è, è diventato un fenomeno così diffuso che già negli anni ’90 è stato appositamente coniato il termine “greenwashing” per descrivere il comportamento ingannevole di certe aziende che fanno “un bagno nel green” delle loro attività per nascondere ciò che in realtà green non fanno. Quindi non basta dire “verde” per non impattare negativamente sul pianeta.
La pianificazione sostenibile è molto più che un ramo dell’architettura, è un approccio culturale a cui ogni disciplina, anche l’architettura, può aderire per disciplinare eticamente il rapporto tra uomo, edilizia e ambiente.
Anche in edilizia stiamo attendendo un vero rinnovamento nel modo di pensare e costruire gli spazi. Si tratta di un processo lento ma iniziato che deve lavorare sulla coscienza collettiva. L’architettura, da sola, non può far fronte ai gap culturali che ancora sono da colmare, ma ha cominciato a fare la sua parte per ridurre gli effetti negativi che un corpo antropico riversa sugli esseri viventi e sul pianeta.

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